Quattro milioni per le due serate dei Dieci comandamenti più un altro pacchetto di seconde serate, ancora per La Divina commedia. Il manager smentisce le voci: "Numeri fuori dalla realtà".
Quattro milioni dalla Rai a Roberto Benigni. Quattro milioni per le due serate dei Dieci comandamenti più un altro pacchetto di seconde serate, ancora per La Divina commedia.
Il colpo è forte. La cifra altisonante. In un momento in cui la Tv pubblica taglia e risparmia su tutto e incassa pubblicità col contagocce, un compenso del genere fa pensare parecchio. I dirigenti di Viale Mazzini avranno fatto i loro conti. Ma devono essere conti a prova di audience. Perché, considerato che le serate non saranno interrotte da break pubblicitari - come non lo sono mai state le performance dell'attore premio Oscar - significa che i suoi cachet dovranno essere almeno in parte compensati dagli spot che precederanno l'inizio dello show. I quali saranno indubbiamente più ricchi del solito. Basteranno?
Secondo quanto ha scritto il sito La Notizia , rilanciato da Dagospia sotto il titolo La Rai spennata da Benigni , «il comico toscano e il suo agente Lucio Presta stanno trattando con i vertici di Viale Mazzini per realizzare alcune seconde serate». In realtà, il contratto è già chiuso, visto che le due serate sono in palinsesto il 15 e il 16 dicembre prossimi. Per Marco Castoro, «il secondo pacchetto costerebbe un milione e 600mila euro che sommati ai 2 milioni e 400mila per i Dieci comandamenti fanno 4 milioni tondi tondi». Interpellato sull'argomento, Lucio Presta si limita a una smentita secca: «Le cifre non corrispondono alla realtà». Punto. L'ufficio stampa Rai parla di «cifre false».
Due anni fa, per La più bella del mondo , lo show con il quale Benigni illustrò la nascita della Costituzione, il cachet fu di 1,8 milioni di euro. E lo share del 43,94 per cento, con oltre 12,6 milioni di telespettatori. Stavolta è stato lo stesso artista a chiedere di raddoppiare le serate per motivi editoriali. Due ore non erano sufficienti. E la Rai ha approvato la richiesta, ovviamente sperando di bissare il successo. Bisogna riconoscere che raccontare i Dieci comandamenti, contestualizzarli con riferimenti storici e biblici e renderli televisivamente attraenti, non è la cosa più facile del mondo. L'importanza dell'impegno e la complessità dei contenuti richiede studio, preparazione, prove ripetute. E, per una volta, bisogna riconoscere anche che un'impresa come questa corrisponde al compito del servizio pubblico. Infine, di solito, prima di giudicare se uno show vale un prezzo bisogna vederlo. Bisogna aspettare di vedere gli ascolti e gli introiti pubblicitari che porta. Per dire: due anni fa, le serate dell' Inferno dantesco registrate da Piazza Santa Croce a Firenze, trasmesse su Raidue ebbero ascolti assai modesti. Stavolta il completamento del terzo libro della Commedia andrà in onda su Raiuno e avrà forse un sèguito maggiore. Probabile anche che le Tavole della Legge consegnate dal Padreterno a Mosè sul Monte Sinai avranno un appeal superiore a quello della Carta fondativa della Repubblica Italiana. Lo sapremo tra poco più di un mese.
Fonte: Il Giornale
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venerdì 7 novembre 2014
mercoledì 5 novembre 2014
FINALMENTE ELIMINATA L'AUTO BLU DEL GOVERNATORE DELLA SICILIA CROCETTA. ERA FERMA A BRUXELLES, INUTILIZZATA!
Un’Alfa Romeo 159 blindata stava in garage, nella sede di rappresentanza della Regione Sicilia, ad attendere l’arrivo del presidente a Bruxelles. Che non ci va mai. Il caso sollevato da Nello Musumeci, deputato regionale e presidente della Commissione Antimafia regionale.
di Paolo Bracalini - C’è da spostare una macchina, e alla fine l’hanno spostata. Dopo l’auto parcheggiata a scrocco al Senato dal sindaco di Roma Ignazio Marino (poi fatta rimuovere), l’auto blu parcheggiata a vuoto a Bruxelles dal presidente siciliano Rosario Crocetta. «In un anno a Bruxelles ci sarà andato due, massimo tre volte. E l’auto sta lì, a prendere la polvere».
Nello Musumeci, deputato regionale siciliano e presidente della Commissione Antimafia, aveva fatto una scommessa con Crocetta: dimostratemi che la faraonica sede della Regione Sicilia nel cuore della capitale belga è utile, e smetto di chiederne la chiusura. Passato un anno, Musumeci alla fine si è convinto. Sì, ma della inutilità di quei 750 metri quadri in rue Belliard. Tanto più che lì dietro, in un garage, fino all’altro giorno, era parcheggiata un’Alfa Romeo 159, blindata, per Rosario Crocetta, presidente della Regione. Il quale, però, a Bruxelles sembra ci vada poco, o meno che poco (tre volte in due anni scrive LiveSicilia dopo aver compulsato il prospetto relativo ai viaggi istituzionali di Crocetta tra 2013 e 2014).
E dunque l’auto se ne stava ferma, ad attenderlo. «E non solo quella – racconta Musumeci -. Anche l’autista a Bruxelles, a disposizione del dipartimento e del presidente, è nullafacente». Un costo valutato in 80mila euro l’anno, per ciascuna delle cinque macchine ritenute indispensabili per la presidenza della Regione Sicilia: tre a casa, una a Roma e l’altra appunto a Bruxelles (l’ultimo bando ammonta a 1.440.000 euro più Iva, per quattro anni di noleggio, con precise caratteristiche delle auto richieste: «Cilindrata compresa tra i 2.900 e i 5mila cc, potenza non inferiore ai 300 cavalli, comandi al volante, sensori di parcheggio in retromarcia, interfono, climatizzatore, vetri laterali e lunotto oscurati…»).
Dopo il tiro incrociato dell’opposizione e del web, qualcosa si è mosso (l’auto, in questo caso). Dal dirigente generale della Funzione Pubblica della Regione Siciliana filtra la novità: «L’auto a Bruxelles non c’è più, l’Alfa è stata ritirata e la Regione non ne ha mandate altre». Per adesso, visto che non ci sono stati annunci ufficiali. C’è sempre tempo per mandarne un’altra a Bruxelles, magari nuova.
Restano, poi, tutte le altre auto blu per Crocetta, politico più scortato d’Europa. Ma è sotto tiro, ha ricevuto minacce dai clan, la protezione è opportuna. «Non metto in dubbio. Io però sono presidente dell’Antimafia ma in Sicilia mi sposto con la mia auto – spiega Musumeci -. Ricordo anche che quando ero deputato europeo, mi capitava di incontrare a Bruxelles un’altra personalità a rischio, il procuratore Giancarlo Caselli, che era superscortato in Italia, ma lì prendeva il taxi. Io stesso sono stato per sette anni sotto scorta in Italia.
Ero stato condannato a morte dalla mafia nel ’95. Ma quando sono diventato deputato europeo a Bruxelles o a Strasbugo o utilizzavo il taxi. Non voglio entrare nel merito delle misure di sicurezza adottate verso Crocetta, dico soltanto che opportunità politica avrebbe suggerito una soluzione diversa. Una intesa con l’ambasciata italiana Bruxelles, o col ministero interni belga, vista la sporadicità delle visite di Crocetta a Bruxelles. Serviva proprio un’auto blu ferma lì?».
Ma quella è un pezzettino. Il resto è la sede della Regione Sicilia, rilanciata da Crocetta come un ufficio fondamentale per la Sicilia (costi di funzionamento di circa 1 milione di euro l’anno). Ma Crocetta è irremovibile. Sulla sede e sulle auto blu, a meno di martirio: «Se debbo crepare per fare il presidente della Regione a piedi, va bene… farò questo sacrificio».
Fonte: Dagospia
di Paolo Bracalini - C’è da spostare una macchina, e alla fine l’hanno spostata. Dopo l’auto parcheggiata a scrocco al Senato dal sindaco di Roma Ignazio Marino (poi fatta rimuovere), l’auto blu parcheggiata a vuoto a Bruxelles dal presidente siciliano Rosario Crocetta. «In un anno a Bruxelles ci sarà andato due, massimo tre volte. E l’auto sta lì, a prendere la polvere».
Nello Musumeci, deputato regionale siciliano e presidente della Commissione Antimafia, aveva fatto una scommessa con Crocetta: dimostratemi che la faraonica sede della Regione Sicilia nel cuore della capitale belga è utile, e smetto di chiederne la chiusura. Passato un anno, Musumeci alla fine si è convinto. Sì, ma della inutilità di quei 750 metri quadri in rue Belliard. Tanto più che lì dietro, in un garage, fino all’altro giorno, era parcheggiata un’Alfa Romeo 159, blindata, per Rosario Crocetta, presidente della Regione. Il quale, però, a Bruxelles sembra ci vada poco, o meno che poco (tre volte in due anni scrive LiveSicilia dopo aver compulsato il prospetto relativo ai viaggi istituzionali di Crocetta tra 2013 e 2014).
E dunque l’auto se ne stava ferma, ad attenderlo. «E non solo quella – racconta Musumeci -. Anche l’autista a Bruxelles, a disposizione del dipartimento e del presidente, è nullafacente». Un costo valutato in 80mila euro l’anno, per ciascuna delle cinque macchine ritenute indispensabili per la presidenza della Regione Sicilia: tre a casa, una a Roma e l’altra appunto a Bruxelles (l’ultimo bando ammonta a 1.440.000 euro più Iva, per quattro anni di noleggio, con precise caratteristiche delle auto richieste: «Cilindrata compresa tra i 2.900 e i 5mila cc, potenza non inferiore ai 300 cavalli, comandi al volante, sensori di parcheggio in retromarcia, interfono, climatizzatore, vetri laterali e lunotto oscurati…»).
Dopo il tiro incrociato dell’opposizione e del web, qualcosa si è mosso (l’auto, in questo caso). Dal dirigente generale della Funzione Pubblica della Regione Siciliana filtra la novità: «L’auto a Bruxelles non c’è più, l’Alfa è stata ritirata e la Regione non ne ha mandate altre». Per adesso, visto che non ci sono stati annunci ufficiali. C’è sempre tempo per mandarne un’altra a Bruxelles, magari nuova.
Restano, poi, tutte le altre auto blu per Crocetta, politico più scortato d’Europa. Ma è sotto tiro, ha ricevuto minacce dai clan, la protezione è opportuna. «Non metto in dubbio. Io però sono presidente dell’Antimafia ma in Sicilia mi sposto con la mia auto – spiega Musumeci -. Ricordo anche che quando ero deputato europeo, mi capitava di incontrare a Bruxelles un’altra personalità a rischio, il procuratore Giancarlo Caselli, che era superscortato in Italia, ma lì prendeva il taxi. Io stesso sono stato per sette anni sotto scorta in Italia.
Ero stato condannato a morte dalla mafia nel ’95. Ma quando sono diventato deputato europeo a Bruxelles o a Strasbugo o utilizzavo il taxi. Non voglio entrare nel merito delle misure di sicurezza adottate verso Crocetta, dico soltanto che opportunità politica avrebbe suggerito una soluzione diversa. Una intesa con l’ambasciata italiana Bruxelles, o col ministero interni belga, vista la sporadicità delle visite di Crocetta a Bruxelles. Serviva proprio un’auto blu ferma lì?».
Ma quella è un pezzettino. Il resto è la sede della Regione Sicilia, rilanciata da Crocetta come un ufficio fondamentale per la Sicilia (costi di funzionamento di circa 1 milione di euro l’anno). Ma Crocetta è irremovibile. Sulla sede e sulle auto blu, a meno di martirio: «Se debbo crepare per fare il presidente della Regione a piedi, va bene… farò questo sacrificio».
Fonte: Dagospia

